Al Museo Ettore Fico una grande mostra su Filippo de Pisis. Eclettico connoisseur fra pittura, musica e poesia

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Storico dell’arte, amante dell’arte antica, della natura, collezionista di antichità, appassionato frequentatore dei teatri d’opera, poeta, pittore. Al museo Ettore Fico oltre 150 opere in mostra al museo Ettore Fico delineano l’universo di Filippo De Pisis, uomo e artista colto.


 

In occasione dell’inaugurazione della mostra di De Pisis al MEF e di Ferenc Pintér al MEF OUTSIDE, partecipo alla conferenza stampa. È la prima che il museo organizza dopo la morte di Ines Sacco Fico avvenuta a dicembre all’età di 91 anni. Ines era la vedova del pittore piemontese Ettore Fico che nel 2014 ha fondato a Torino il Museo Ettore Fico, regalando alla città e al quartiere Barriera di Milano un luogo dedicato alla memoria del marito ma anche aperto ai giovani artisti e all’arte italiana.
Così Andrea Busto, direttore della Fondazione e del Museo Ettore Fico la ricorda come la sua seconda mamma artistica. Insieme hanno immaginato, approfondito e costruito per questa città il museo come un progetto che non doveva fermarsi con la sua scomparsa.

“Sono quello che continua, nella volontà di Ines e nella volontà della fondazione, a lavorare a questo progetto importante per la città, per il quartiere e per la cultura. Il nostro progetto vuole valorizzare la cultura italiana in particolare. Ho voluto questa mostra dedicata a De Pisis che considero uno dei grandi maestri del Novecento”. Andrea Busto, Direttore Fondazione e Museo Ettore Fico

E Busto sostiene ancora che “Il valore di un’opera sia intrinseco all’opera stessa” prendendo posizione su ciò che negli ultimi anni abbiamo sperimentato con le gallerie d’arte e le case d’asta in grado di portare alla ribalta e trasformare artisti in veri e proprie star.

Detto questo mi accorgo subito quanto sia difficile raccontare questa mostra di De Pisis e la sua arte.
Mi domando se sia per questa complessità manifesta che il pittore abbia raggiunto meno notorietà rispetto ad altri artisti a lui contemporanei. Ed è forse per questa stessa complessità che rimango incollata alle sue opere per tutta la durata della visita, cogliendo i dettagli tra le pieghe, i colori e i tratti delle sue tele.

“De Pisis è un uomo coltissimo e la misura di questa cultura si può avere solo presentando un universo. Ecco perché abbiamo organizzato una mostra con ciò che lui guardava e aveva intorno.” Paolo Campiglio, curatore della mostra

Il vero nome dell’artista è Luigi Filippo Tibertelli. Nasce a Ferrara nel 1896 e mostra da subito il suo talento creativo versatile che condivide con la sorella Ernesta. Sono anni in cui De Pisis non sa di essere un artista, vive a Ferrara con una famiglia numerosa di stampo cattolico e tradizionalista in contrasto con il suo sentire.
È un giovane onnivoro di conoscenza. È coltissimo. Si forma da privatista. Studia storia dell’arte e si laurea con una tesi sulla pittura ferrarese dopo Giotto. Fin dai primi scritti recupera dall’avo Filippo Tibertelli de Pisis la parte decaduta del cognome con cui inizia a firmarsi.

“È un artista complesso e la complessità a volte ha bisogno di tempo per emergere.” Paolo Campiglio, curatore della mostra

Si considera dapprima un poeta. E forse questo aspetto si sviluppa successivamente con il pennello.
L‘incontro con la pittura avviene nel 1923 durante il periodo che trascorre ad Assisi e al successivo periodo romano fino al 1926 quando si trasferisce a Parigi, dove vi rimane fino al 1939. Sono anni di incontri e di scambi. Dapprima con i contemporanei Carrà, De Chirico e Savinio. Poi, durante il periodo parigino, studia e si avvicina agli impressionisti e al fauvismo. Per affrancarsi infine e trovare il suo tratto che ricorda la spazialità metafisica.

La mostra copre un trentennio di produzione artistica esponendo oltre 150 opere suddivise in 9 sezioni che ripercorro episodi della sua vita, gli anni della formazione, degli incontri, delle influenze e delle passioni:
Poesia: la passione per la poesia è la prima forma artistica che De Pisis frequenta e qui in mostra si ritrovano alcuni componimenti e alcune testimonianze di scambi epistolari avvenute con l’amico Eugenio Montale in uno scambio che ha accompagnato il percorso creativo in modo reciproco.
Natura: In mostra sono presenti alcuni erbari che l’artista ha realizzato quando aveva poco più di dieci anni. È attratto in modo speculativo dalla natura e va in viaggi oltre Ferrara alla ricerca di specie naturali poco note che egli individua nella pittura rinascimentale. È evidente il lavoro svolto con passione e competenza scientifica. Sono le stesse piante e fiori che si ritrovano nelle sue nature morte. La sua pittura è sempre frutto di una conoscenza a studio profondo, nulla è lasciato al caso.
Le avanguardie: L’interesse di De Pisis per la natura e l’arte antica si affiancano allo sguardo che egli volge alle avanguardie del Novecento. Inizialmente si interessa al Dadaismo nel contatto epistolare con Tristan Tzara, al Futurismo con Depero e alla Metafisica in stretta amicizia con De Chirico, Carrà e Savinio.
Arte antica e contemporanea: La sua formazione da storico dell’arte, la passione per le mostre d’arte di cui era un avido fruitore, De Pisis prende dall’antico e desume il senso di alcuni corpi che si ritrovano nei suoi quadri. Si rivolge spesso ai modelli antichi realizzando dei veri e propri omaggi come il dipinto ‘Omaggio a Michelangelo’ presente in mostra dove è chiaro l’intento di evidenziare la plasticità michelangiolesca attraverso uno degli oggetti più frequentemente ritratti da De Pisis: le conchiglie.
La Musica: è recente il ritrovamento dei libretti d’opera che De Pisis collezionava mostrando una passione per l’opera lirica come emerge dalle due opere in mostra: ‘La perla. Omaggio alla Duse’ e ‘Suonatore di flauto’.
Lo studio di De Pisis: è il luogo che lo segue di città in città, dove l’artista amava collezionare oggetti d’antiquariato ed è anche lo spazio intimo che fa da sfondo ai suoi nudi maschili.
L’ambiente di Parigi: in esilio volontario lontano dall’Italia fascista è il periodo degli anni ‘30 ritrova la passione per il paesaggio en plein air che allora non era più di moda. Qui ritrova il gruppo di artisti italiani denominati Italiens de Paris. Un’opera che mi ha divertito che De Pisis ha realizzato per scherzo con i suoi colleghi Campigli, Tosi e De Chirico è la cassetta da viaggio del pappagallo che De Pisis aveva chiamato Cocò.
Paesaggi come luoghi dell’anima: sono i dipinti degli anni ‘30-‘40 famosi per il suo tratto “a zampa di Mosca” come lo definisce Montale. L’artista coglie il paesaggio urbano en plein air come manifestazione vivace del mondo.
Verso la fine: è il periodo della sua malattia e del ricovero presso Villa Fiorita. È un De Pisis forte che ancora dialoga con Picasso facendo emergere il suo sentire dalle nature morte che ritrae in spazi interni. La luce e le forme essenziali mostrano un abbandono delle velleità come presagio della fine.

Filippo De Pisis è un artista profondo, profondamente colto. Questa profondità la ritrovo nei suoi quadri, nella capacità di ritrarre e illuminare oggetti banali della vita quotidiana.
È la poesia che emerge di più dai sui dipinti ad affascinarmi, indicandomi un animo ricco e amante della vita.
Sono quelle “piccole cose nascoste” evocate nel motto “pulchriora latent” che l’artista volle indicare sulla copertina del suo primo libro di poesie, pubblicato nel 1916.Sono le conchiglie che ritrae e le rose bianche dell’ultimo periodo.

È i suoi ritratti a figure umane sembrano confermare questa abilità nel sapere indifferentemente dipingere nature morte o vita infondendo luce, passione e sensibilità. Penso ai suoi nudi o al ‘Ritratto del pittore Carena’ ad esempio che mi ha stupito per la sua leggerezza a confronto con le bottiglie di vetro esposte nella stessa sala.
Se consideriamo la poesia come l’arte di scegliere finemente le parole, di accostarle, di suscitare immagini, di smuovere e connettere, De Pisis mi sembra essere un poeta con il pennello. Lo fa con la sua pittura nel modo leggero con cui si posa sulla tela e riesce a dare dignità e un’aura di luce anche ad una testa d’aglio.

Durante la conferenza stampa è Maddalena Tibertelli De Pisis, curatrice della mostra e pronipote di Filippo de Pisis, a darmi un’ulteriore chiave di lettura:

“La poetica di De Pisis si rifà all’spirazione pascoliana, al quel mondo delle piccole cose”.

Amavo Pascoli per quella sua abilità geniale nel far emergere la verità da un’ape, un gelsomino, un lampo che diventano l’ape, il gelsomino e il lampo. Ho imparato ad amare De Pisis per lo stesso motivo.
E fare poesia non significa forse proprio questo? Cogliere la poesia in ogni cosa?


Filippo de Pisis
Eclettico connoisseur fra pittura, musica e poesia
24 gennaio – 22 aprile 2018
da mercoledì a venerdì ore 14 – 19
sabato e domenica ore 11 – 19

MEF – Museo Ettore Fico
via Francesco Cigna 114, Torino
www.museofico.it