BETTY AMICUCCI

Betty Amicucci

Betty Amicucci, 26 anni di Novara, ci racconta della sua arte, dei suoi mondi dalle atmosfere sognanti e fiabesche che portano con sè una visione  della natura dove l’uomo è un ospite rispettoso. Betty ci svela il suo sogno nel cassetto, il ritorno ad un mondo in cui i libri delle figure hanno un’azione catartica. Come l’arte e la natura.


 

1. Betty, di che cosa ti occupi?
Mi occupo di decorazioni d’interni. Sto preparando, con un gruppo di altri creativi, un catalogo per carta da parati artistica.

2. Come ti descriveresti?
Sono una persona che cerca una mediazione tra reale e irreale, che aspira a concretizzare un’unione ideale tra arte e vita. Il linguaggio dei segni e delle emozioni è un modo privilegiato per comunicare con gli altri, creando empatia. Mi piace osservare e soprattutto ascoltare, perché credo che ognuno di noi possa insegnare qualcosa agli altri.

3. Qual è la tua formazione?
Ho frequentato il liceo artistico nella mia città, Novara. Mi sono poi iscritta all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, scegliendo il corso di scenografia teatrale.
Terminato questo percorso di studi, ho continuato ad occuparmi di arte, partecipando ad eventi finalizzati alla produzione artistica, sperimentando varie tecniche, dai murales alla fotografia. In quest’ultimo campo mi sono classificata al secondo posto nella manifestazione Premio Nazionale d’Arte Città di Novara.

4. Quali sono i tuoi talenti?
Realizzo lavori dalle atmosfere sognanti e situazioni fiabesche.
Mi sento bene a fare “l’artigiana”, realizzando manufatti con materiali differenti (gesso, resina… ) anche riciclati. Apparentemente paiono due concezioni agli antipodi, ma potenzialmente l’espressione artistica coinvolge ogni campo.

5. Quando nasce la tua passione per l’arte?
Già da piccola mi affascinavano i segni e i colori. Questa passione deriva probabilmente dagli interessi pittorici e musicali delle figure parentali.

6. A che cosa serve l’arte nella tua vita? E nella vita degli altri?
L’arte è sempre presente nel mio quotidiano. Penso rivesta anche un ruolo terapeutico e catartico, un tentativo di andare oltre, di scoprire universi nuovi. Credo che tutti, tra mascheramenti e disarmanti sincerità, possano trovare nell’arte un aiuto per raggiungere la consapevolezza di sé e un senso d’identità sempre più fluida, in divenire.

7. Abbiamo notato che nei tuoi lavori la natura (fiori, animali) è molto presente. In che modo la natura supporta la tua arte?
Il concetto di natura, come la intendevano i nativi americani: l’uomo è solo un ospite passeggero, accolto da un mondo naturale al quale portare rispetto. Sono d’accordo con questa concezione. Nei miei quadri cerco di esprimere questo “camminare in punta di piedi” per lasciare la Terra vivibile alle generazioni future.

8. Con quali tecniche realizzi i tuoi lavori?
Dopo una ricerca iconografica e un passaggio fotografico, rielaboro a computer le immagini memorizzate. Passo poi alla stampa, in seguito alla scelta di congrui supporti.
Mi piace occuparmi “dell’intera filiera”, cercando a volte le cornici nei mercati delle pulci, per ridare loro nuova vita trasformandole e adattandole al prodotto finale.

9. Da dove prendi ispirazione per i tuoi lavori?
La natura animale e vegetale è costantemente sotto i nostri occhi ed è ad essa che mi ispiro, per poi fonderla con l’inconscio. Dall’incontro di macrocosmo e microcosmo nascono i miei lavori.
Spesso l’idea originale si trasforma in itinere durante il processo esecutivo, con ulteriori innesti di immagini oniriche, mitologiche, magiche.

10. E’ la prima volta che partecipi a Paratissima?
Sì è la prima volta che partecipo. Sono stata spinta dall’interesse provato gli scorsi anni nei confronti di una manifestazione che offre materia allo spirito attraverso un linguaggio universale.
Sono convinta che sarà un’esperienza di arricchimento e di crescita, di apertura per un dialogo sia professionale che personale attraverso lo scambio reciproco di conoscenze e di esperienze di vita.

11.Progetti futuri? Personali e professionali?
Nel mio futuro personale vedo viaggi ed incontri con altre culture, che potranno influenzare positivamente il mio processo creativo. Desidero continuare ad apprendere e sperimentare nuove forme di creatività.
Sarebbe interessante realizzare dei laboratori come si faceva un tempo con le botteghe artigiane, luoghi di incontro e di produzione.
“Le Scapigliate” è la denominazione del gruppo creato con alcune amiche, nonché compagne di studi accademici, che si pone l’obiettivo di realizzare un sistema di supporto, diffusione e promozione di diverse realtà artistiche emergenti. Lo scopo di questo piccolo team è quello di incoraggiare l’espressione artistica di ogni genere, poiché l’unione fa la forza.

12. Qual è il tuo punto di vista sull’illustrazione italiana ad oggi. E che cosa vedi per il futuro?
Questo punto mi invita ad una confessione: un mio sogno nel cassetto è quello di diventare illustratrice per l’infanzia. A sfogliare le immagini di Lacombe e della Ceccoli rimango incantata!
Un tempo erano rare le figure che abbellivano i libri; ce ne rendiamo conto imbattendoci casualmente in qualche titolo conosciuto su una bancarella dell’usato. Se sfogliamo gli stessi titoli in edizioni attuali, vediamo che c’è una grande abbondanza di immagini. Per me, a parte il caso di lavori stereotipati, ciò non è un fatto negativo. Si impara a leggere l’immagine così come la parola, in modo da dare un significato più completo al racconto: il lettore coglie le diverse potenzialità espressive parola-immagine. Nel mercato nazionale riscontriamo la presenza di nomi che realizzano veri prodigi di qualità artistica.
Per il futuro vedo lo sviluppo del racconto per immagini, dove la graphic novel potrebbe essere un invito alla lettura per chi ne è poco incline. Mi auguro di vedere una maggior ambientazione storica e la possibilità di costruire storie parallele, offrendo più ricchezza di dettagli e di simboli.
Mi viene in mente una citazione di Stevenson che sottolinea l’importanza e la suggestione delle illustrazioni:
…Non loderò mai abbastanza
quei giorni al camino nel caldo della stanza
…Sfogliando il mio libro delle figure.

Photo Credit copertina: Gino Saccomandi


Betty Amicucci

www.bettyamicucci.com