DIDIE CARIA – Primo Tempo Home Tour

ritratto_Didie_Caria

Didie Caria, torinese, 36 anni, di origini siciliane e sarde che ci tiene a dichiarare. Una carriera nella musica che dura da 20 anni. Cantautore del mondo, usa il viaggio come bacino di creatività. ‘Gioia’ è l’emozione che meglio descrive cosa prova quando canta la sua musica del suo ultimo album Primo Tempo che sta portando a domicilio nelle case dei torinesi da alcune settimane. 


1. Parlaci di te. Che cosa fai nella vita?

Sono un artista cantante. Artista perché sono una persona estremamente creativa e che usa diversi mezzi comunicativi per esprimersi. Cantante perché la mia voce è il mio strumento più forte o meglio il mio canale più aperto in grado di far passare un’emozione a chi mi ascolta.

2. Quale aspetto del tuo essere artista vuoi comunicare di te agli altri?
Per me non è tanto il modo in cui io sviluppo la mia comunicazione: non importa che sia una canzone, un pezzo teatrale, un movimento; è il fatto che sia una comunicazione forte e necessaria in quel momento. Come in un discorso ci sono delle cose che vuoi dire e anche che non vuoi dire, così, in alcuni momenti della mia vita sento che ci sono delle cose necessarie che voglio davvero che vengano dette. Non importa quale sia il mezzo. Il mezzo è secondo al messaggio che voglio trasmettere.

Didie_Caria_04

3. Che cosa vuoi dire in questo momento?
Indubbiamente Primo Tempo, l’album che ho lanciato a settembre e che è frutto dei miei due amori: la musica e il teatro.

4. Hai scritto e composto da solo Primo Tempo. Possiamo definirti un cantautore?
Sì è a tutti gli effetti mio figlio. Anche se a partorire mi ha dato una grande mano Neda co-produttore dell’album dell’etichetta discografica Meatbeat, che aveva tutti gli strumenti per renderlo un album di qualità. Quando penso alla parola cantautore mi viene sempre in mente uno con la barba, con la chitarra in mano che canta testi che corrono dritti sugli accordi. Io credo molto nella melodia. Per me la melodia deve dire tutto ancora prima delle parole. Sono un cantautore, ma non nell’idea italiana del termine.

© Stopdown Studio 2013

© Stopdown Studio 2013

5. Su quali canali ti muovi per promuovere il tuo album?
Ci sono ovviamente gli store digitali dove poter acquistare l’album, i video su Youtube ed un ufficio stampa – Astarte Agency – che si occupa dei media, ma lo strumento più forte che ho in mano sono i social media. Avendo l’obiettivo di far ascoltare il mio album a chi lo ama ho deciso di chiedere direttamente alle persone che mi seguono su Facebook di ospitare un mio concerto a casa loro. Ed in un attimo ho ricevuto più di 20 proposte. Quindi ho deciso di organizzare un tour.

6. Stai parlando di Primo Tempo Home Tour. Come sta andando?
Per il momento ho fatto le prime quattro date e sono state uniche. La gioia che ho ricevuto in questi quattro giorni ha ripagato i mesi passati a scervellarmi per trovare un’agenzia di booking. Tu c’eri e sai di cosa sto parlando. E poi stiamo raccogliendo un sacco di inviti a suonare nelle case dei torinesi e ho già date fissate in altre regioni. È la strada giusta su cui proseguire e adesso porterò il mio album in giro per l’Italia.

Primo Tempo Home Tour

7. Da dove nasce questa idea di portare il tuo album nelle case?
È un momento di crisi a tutti gli effetti. Noi artisti dobbiamo veramente reinventarci il più possibile e trovare delle soluzioni perché non ci sono dei percorsi fissati e per noi è tutto lasciato al caso, ai contatti. Mi hai chiesto qual è la necessità che voglio esprimere adesso. Sono uno che viaggia molto e mi piace molto l’incontro con le persone e questo mi sembra che sia un momento in cui a volte c’è una certa paura dell’incontro con chi è diverso, se pensiamo a tutta la situazione dei profughi, ad esempio. Il Primo Tempo Home Tour vuole essere anche un modo per far arrivare la musica al pubblico valorizzando il più possibile l’incontro con le persone.

8. Qual è la difficoltà maggiore che incontri come artista in questo momento?
Sono alla ricerca di un’agenzia di booking che si occupi di organizzare le mie serate e che non mi voglia inscatolare in un solo contesto, ma capisca il valore di quello che sto facendo.

Didie_Caria_02

9. Su Facebook ti definisci ‘un cantautore del mondo’. Qual è il tuo rapporto con il viaggio?
Il viaggio per me è un bacino di creatività. Ogni viaggio ti confronta con cose che non conosci, ti mette in una sorta di  difficoltà creativa. Quando non hai una cosa devi trovare un altro modo, un pensiero laterale per arrivare al risultato. Tutto questo alimenta la creatività. Viaggiare è un modo per avere sempre una creatività attiva e poi è sempre una scoperta vedere come pensano, vivono, mangiano, dormono, suonano, cantano, come affrontano la giornata le persone in luoghi molto diversi dall’Italia, come ad esempio l’India. Il viaggio è fondamentale nella mia vita.

10. Il videoclip di The Prince è stato realizzato proprio durante uno di questi viaggi. Com’è stata quell’esperienza?
Sì l’abbiamo girato a Malika in Senegal. È stata una bellissima esperienza. Siamo stati lì 8 giorni quindi non posso parlare più di tanto di Africa. Posso dire che Malika mi fa pensare a qualcosa dell’India. Mi sento di paragonare questi due paesi su più punti: per il disagio nelle infrastrutture ad esempio come per la vitalità delle persone che emerge dai loro sguardi. Questa gente ha questi occhi luminosi e aperti; è curiosa, vuole conoscerti e vuole sapere. Andare a Malika è stata un’esperienza piena di vita.
Siamo stati lì grazie a Renken Onlus, l’associazione di volontariato che si occupa di portare avanti dei progetti di sviluppo, di casa in casa. Lo fa occupandosi delle donne, mostrando loro dei metodi contraccettivi, lo fa parlando delle norme igieniche e sanitarie di base. Stanno facendo davvero un ottimo lavoro.

Didie_Caria_03

11. Quando sei partito avevi già l’idea di usare le persone del luogo come protagonisti del videoclip?
Avevo un’idea che poi è stata realizzata in modo diverso. Quando siamo arrivati là ci siamo scontrati con tre problemi. Il primo è che molti sono di religione animista e spesso non vogliono essere ripresi. Il secondo problema è stato la lingua, comunicare. Pochi di loro parlano francese. Il terzo problema è stato che in passato molte immagini sono state utilizzate a scopi commerciali e adesso tendono a chiederti soldi per essere ripresi. Questa cosa andava contro lo spirito del progetto perché avevamo in mente di realizzare qualcosa di spontaneo. Grazie a Renken e alcuni suoi volontari lentamente siamo riusciti a realizzare un video in cui spontaneamente le persone del posto si sono espresse ballando mentre ascoltavano il mio singolo.

12. Che cosa è per te l’ispirazione?
L’ispirazione è la capacità di abbandonarsi ad un momento. Ognuno poi la trova diversamente. Può arrivare con stati emotivi forti, dalla depressione all’estrema gioia. Generalmente quando sono in uno stato di emozione viva, quando mi viene da piangere, da chiudermi in casa sento di essere molto coerente. In quel caso l’ispirazione nasce come un’esigenza e una necessità di espressione senza filtri mentali, come qualcosa che arriva dalla pancia. Come se quell’emozione mi graffiasse fino a spingermi a scrivere. L’ispirazione non è qualcosa che puoi cercare, può arrivare in qualunque momento e la devi cogliere. Il mio cellulare è colmo di note e memo vocali perché magari mi è arrivata quando mi stavo per addormentare, quando ero ubriaco. Qualunque momento me la può portare. L’importante è che quando arriva io sia pronto a riceverla, a raccoglierla e a trattenerla scrivendola. Perché poi svanisce.
La cantante Sia, ormai famosissima dopo la collaborazione con Guetta, afferma di scrivere le sue canzoni in massimo 20 o 40 minuti. Io sono della sua stessa scuola. Le mie canzoni più riuscite, quelle che si fanno portatrici di un messaggio importante, sono state scritte in un tempo brevissimo. Ad esempio ‘Tutti i segni di teè nata in 5 minuti, registrata e poi trascritta. Il 70%  della canzone era già composto. E’ nata così, di getto, frutto di una improvvisazione. Poi ci ho lavorato 4 anni per trovare l’arrangiamento giusto e per limare il testo. Quando un’idea è forte è importante non toccarla troppo, ma lasciarla più pura possibile se no corri il rischio di rovinarla.

Didie_Caria_06

Grazie!


 

Didie Caria

Segui Didie su FB

L’album Primo Tempo lo trovate anche in digitale su:

ITUNES – https://goo.gl/Rk72XW

GOOGLE PLAY – https://goo.gl/tsXV6c

AMAZON – http://goo.gl/hM3SUK

e Spotify.