FRIDA KAHLO. Oltre il mito

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Organizzata in collaborazione con l’Instituto Nacional de Bellas Artes (INBA)del Governo della Repubblica del Messico in mostra al Mudec oltre cento opere tra dipinti, disegni e fotografie dell’artista.


Ci sono voluti sei anni di studi e ricerche per realizzare la mostra Frida Kahlo. Oltre il mito che ha aperto a Milano al MUDEC – il museo delle culture – lo scorso primo febbraio.

Ormai Frida è diventata un’icona, spesso impiegata a fini commerciali e grafici. L’esigenza della mostra nasce anche da questa diffusione come afferma il suo curatore Diego Sileo: “Per quanto possa sembrare paradossale, è proprio il gran numero di eventi espositivi dedicati a Frida Kahloche ha portato ad ideare questo nuovo progetto”, spiega il curatore della mostra, “perché -contrariamente a quanto appare -la leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo ad offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica”.

Raramente leggo articoli prima di recarmi ad una mostra, un evento o uno spettacolo. Voglio godermi l’esperienza della sorpresa e farmi un’idea mia. Uno degli aspetti che mi ha maggiormente colpito visitando la mostra di Frida è stato il poter ammirare alcune lettere, fotografie e disegni mai esposti prima che sono stati ritrovati in alcuni bauli di Casa Azul e mai aperti in 70 anni.

Sono quelle fonti e documenti inediti svelati nel 2007 dall’archivio ritrovato di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico),e da altri importanti archivi qui presenti per la prima volta con materiali sorprendenti e rivoluzionari(archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) ad offrire nuove chiavi di lettura della produzione dell’artista.

Dalle indagini realizzate in Messico in prima persona dal curatore sono emersi alcuni temi e tematiche principali – come l’espressione della sofferenza vitale, la ricerca cosciente dell’Io, l’affermazione della “messicanità”, la sua leggendaria forma di resilienza -che permetteranno ai visitatoridi percepire la coerenza profonda che esiste, molto più in là delle sue apparenti contraddizioni, nell’opera di Frida Kahlo. Gli stessi temi si rifletteranno nel progetto d’allestimento della mostra,che si sviluppa attraverso quattro sezioni:

  • Donna: Frida Kahlo è stata la prima artista donna a fare del proprio corpo un manifesto, ad esporre la propria femminilità in maniera diretta, esplicita e, a volte, violenta, rivoluzionando irrevocabilmente il ruolo femminile nella storia dell’arte. In molte delle sue opere Frida Kahlo si focalizza sulla condizione della donna e sul corpo dell’artista stessa, che diventa indizio, segno e gesto attraverso il quale confrontarsi con tematiche attinenti ai miti sgretolati della tradizione preispanica, all’identità di genere e a una femminilità dissolta nella sfera pubblica. Il corpo di Frida Kahloimmolato sotto gli sguardi impietosi del pubblico è, allo stesso tempo, un corpo irrimediabilmente sacrificale e politico,un corpo che reagisce e rivendica, più in generale, un ruolo di uguaglianza. I suoi autoritratti e i ritratti diventano segno poetico trasposto dall’artista in strategie estetiche che mirano a sottolineare la fragilità, la sofferenza e la poderosa emotività del genere umano. Il corpo per Frida Kahlo è in sé una scrittura, un sistema di segni che rappresentano, traducono la ricerca indefinita dell’uomo, le sue paure, le sue ansie, i suoi desideri inconsci, le sue relazioni con il tempo, inteso però come entità indefinita, senza inizio e senza fine. Attraverso la ritrattistica l’artista ricostituisce tra il soggetto rappresentato e gli altri una sorta di situazione neo-natale, dove si accoglie il linguaggio gestuale nel corpo. Si delinea così un suo caratteristico “linguaggio del corpo” attraverso una serie di lavori rivolti al pubblico, in cui Frida Kahlo cerca di toccare la profondità dell’essere umano attraverso dispositivi di sofferenza e di privazione.
  • Terra: Frida Kahlo si è sempre identificata con la sua Terra e nella sua opera ha gradualmente sviluppato un interesse nuovo per gli elementi della natura, stabilendo, per il tramitedi questi ultimi, una serie di relazioni, contraddistinte dall’interazione simbolica e simbiotica tra la somatica ed il paesaggio naturale. È questo particolare aspetto della ricerca di Frida Kahlo ad aver maggiormente influenzato intere generazioni di artiste, non solo latinoamericane, le quali, tutte –in ugual misura rinchiuse in sestesse e nell’universo femminile –hanno sviluppato e mantenuto una relazione osmotica con l’elemento organico, il che è una caratteristica intrinseca dell’opera di Frida Kahlo. L’artista non sembra erigere alcuna barriera né personale né culturale tra sé e la Madre Terra, né interporre alcun confine interiore o sociale: essa è allo stesso tempo mito e concretezza, immagine archetipica e fonte di sussistenza materiale di tutti gli Esseri. Nella poetica di Frida Kahlo la Terra ha anche una connotazione politica: rappresenta la tomba e la decomposizione ed appare associata all’inevitabile destino della disintegrazione, tramite il processo della dissoluzione fisica. Il suo compromesso con il luogo e con il processo di evoluzione e trasformazione ad esso legato è un modo di dare testimonianza a una vita fatta di un’intensità costante, che sempre ha comportato un rischio, un’eccezione alla regola, una condizione di esclusione, uno stare incomodo nel mondo.
  • Politica: L’intero corpo dell’opera di Frida Kahlo è di una natura irriducibilmente politica. Le immagini si fanno veicolo della resistenza sociale e dell’opposizione, senza, tuttavia, mai ricorrere alla mera retorica dell’ideologia. Da questo punto di vista, nell’arte di Frida Kahlo l’approccio impegnato diventa tensione “incarnata” ed energia vibrante e viene tradotto in un linguaggio visivo, spesso simbolico, che allude il più delle volte ad un senso di irresolutezza. Il corpo di Frida Kahlo è usato come manifesto della protesta e dell’opposizione, conteso tra giustizia ed ingiustizia, bene e male, forza e fragilità, libertà individuale e controllo sociale. È un corpo colmato di tensioni irriducibili ed è un corpo dall’impatto politico e sociale, un corpo che quasi assume una qualità espiatoria, catartica e sacrificale,un corpo legato anche a quelle forme di resistenza attiva che sembrano anticipare molte azioni performative contemporanee. Non come una eco né come un risultato, bensì come una forza rivitalizzante nell’organizzazione delle reti sociali e nella configurazione di dibattiti pubblici. Lo stato di mobilitazione civile del Messico postrivoluzionario amplifica la ripercussione del suo lavoro; lo stato di emergenza si esprime in immagini congiunte che sobbalzano i paradigmi estetici.Articolazioni del tempo storico elaborato attraverso opere che hanno la capacità di scandagliare il presente in relazione con l’urgenza di un contesto attraversato da violenti conflitti. L’arte di Frida Kahlo non può essere separata da una matrice storica e culturale specifica e da una forte visceralità, a sua volta condizionata da tematiche specifiche di classe ed etnia,che contestualizzano la ricerca e l’attività pratica dell’artista nel suo presente, in una sfera particolare dal punto di vista culturale, socio-politico e geografico.
  • Dolore: L’arte di Frida Kahlo è marcata da una qualità pittorica potente ed espressiva e da una violenza dell’immagine che inevitabilmente sfocia in una vera iconografia del dolore, situazioni non piacevoli e segnali d’allarme di un profondo malessere esistenziale. L’artista aggredisce la sensibilità dell’osservatore rappresentando il dolore attraverso azioni colte tra il reale e il metaforico; crea immagini torturanti, potenti, disturbanti, necessarie per mettere in pratica una strategia deliberata, intesa a mandare in frantumi l’apparenza dell’indifferenza ed il generale sentimento di impotenza. Nella poetica di Frida Kahlo il dolore è sempre un concetto con più sfaccettature; erompe in maniera brutale e spesso improvvisa. Conseguentemente la sua opera emana una sensazione di distruzione, che oscilla tra bellezza minimale e macabro, tra sacro e perverso, tra morte e vita. Le immagini prodotte dall’artista mettono brutalmente l’osservatore di fronte ai suoi stessi timori. Questo è il motivo per cui le sue opere di dolore e sofferenza creano disagio, ansia, timore ed orrore e non ci lasciano mai indifferenti. Frida Kahlo porta la morte sulla pubblica piazza, rimuovendo il confine tra ciò che è vivo e ciò che è morto, tra il personale e l’impersonale. Attraverso il suo lavoro si ha la sensazione di assistere a un gioco di forze invisibili, che sfuggono all’esame storico o sociologico perché catturano al lorointerno fenomeni e discorsi eterologici, per scagliarli poi contro ogni cosa faccia resistenza; queste forze provocano morte, dolore, spezzano corpi e legami, ma producono anche nuove relazioni sociali, nuove metafore del potere. In altri termini, il dolore rappresentato da Frida Kahlo produce pratiche, “economie”, memorie e trasformazioni psichiche.

La mostra riunisce in un’unica sede espositiva, per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima volta, tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo. Oltre alle due collezioni hanno imprestato alcuni capolavori diversi musei internazionali tra i quali, il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright Knox Art Gallery.

Alla fine del percorso espositivo, in una saletta, rimango colpita ad osservare un video che riprende Diego e Frida. Si vede quanto si adorino e quanto siano magnetici tra di loro. E’ un video che muto che dimentico di registrare se non per una piccola parte e in sottofondo il brano di Brunori Sas“Diego e io”.

Il brano è stato scritto a quattro mani con Antonio Di Martino, che ha rielaborato e cantato in italiano i testi della storica cantante messicana Chavela Vargas. La canzone è una ballata romantica per piano e archi, che racchiude una sorta di missiva amorosa di Frida all’indirizzo del pittore e marito Diego.

IL SOGNO DEGLI ANTENATI”. L’archeologia del Messico nell’maginario di Frida Kahlo

Parte integrante del percorso espositivo “Frida Kahlo. Oltre il mito” è la mostra “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”. Nata da un progetto di ricerca sulle collezioni permanenti di area mesoamericana del MUDEC-Museo delle Culture di Milano e curata da Davide Domenici e Carolina Orsini, la mostrasi snoda sulle due lunghe vetrine ricurveche si affacciano sulla nuvola centrale del museo,inperfetto dialogo con la mostra“FRIDA KAHLO. Oltre il mito”. Si tratta di un articolato raccontofatto di oggetti archeologici ed etnografici messicani della collezione permanente del MUDEC, foto storiche e immagini di opere di Frida Kahlo, che mostra come il mondo indigeno e il passato precolombiano abbiano costituito elementi fondanti della pratica artistica dell’artista messicana. La mostra si articola in una serie di sezionidedicate a temi come il ruolo che il mondo indigeno e la riscoperta archeologica del suo passato precolombiano ebbero nella costruzione della nazione post-rivoluzionaria, al collezionismo di oggetti archeologici da parte di Frida Kahlo e Diego Rivera, alla loro riscoperta dell’estetica precolombianae a come l’identità messicana di Frida sia stata espressa non solo attraverso la ripresa di motivi precolombiani nella sua opera pittorica ma anche in una vera e propria “costruzione” del corpo dell’artistamediante il frequente uso, documentato da foto storiche, di abiti etnici e di antichi gioielli di giada.


Frida Kahlo. Oltre il mito

MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)

Dal 1 febbraio al 3 giugno 2018

http://www.mudec.it/ita/frida-kahlo-mostra-mudec-milano/