GABRIELE GATTI – MASTERCHEF 2017

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Gabriele Gatti, architetto di Torino e concorrente della sesta edizione di Masterchef Italia, ci racconta la sua esperienza nel programma e di come quotidianamente fa convivere architettura e cibo


1. Raccontaci di te

Sono nato a Mondovì in provincia di Cuneo, ma vivo da sempre a Torino; ho 48 anni e faccio l’architetto. Ho studiato al Politecnico di Torino e per un anno ho frequentato l’Ecole Superieure d’Architecture a Marsiglia.
E’ qui che ho iniziato a cucinare, per la mia sopravvivenza e per quella dei miei amici, mettendo a frutto i preziosi insegnamenti delle mie nonne. Dal 1999 esercito la professione di architetto all’interno di STUDIO999 che abbiamo messo in piedi con Elena e Giorgio ristrutturando un edificio industriale e ricavando un orto urbano sul tetto.
Sono sposato con Erica, docente di storia dell’arte, che ho conosciuto vent’anni fa e ho due figli di dodici e quattordici anni.

2. Architettura e cibo in che modo possono convivere?
Architettura e cibo entrano quotidianamente nella mia vita: così come per poter fare un buon progetto bisogna avere un’ottima conoscenza dei materiali, anche per la cucina il primo passo è la materia prima da conoscere, capire e rispettare.
Il cibo non è solo nutrimento. La cura per lo spazio in cui si vive e il cibo diventano insieme un modo per migliorare la qualità della vita.
Inoltre, nel mio lavoro mi stimola il dover affrontare problematiche sempre nuove e mai troppo ripetitive, e ho scoperto che anche la cucina ha le stesse dinamiche. Nello specifico adoro combinare gli ingredienti e inventare piatti di cui raramente scrivo le ricette.

3. Che lavoro sognavi di fare da bambino?
Il pilota di aerei di linea, ma sono contentissimo di ciò che faccio.

4. Come arrivi a Masterchef?
A forza di cucinare cene per gli amici i miei piatti sono diventati sempre più apprezzati e sentendomi dire da tutti “perchè non ti iscrivi a Masterchef?” infine mi sono deciso a farlo.

5. Chi è Gabriele Gatti prima di partecipare a Masterchef e chi è Gabriele Gatti dopo aver partecipato?
Gabriele è rimasto lo stesso, ciò che sono cambiate sono le priorità delle cose. Ciò che una volta era una semplice passione è diventato qualcosa di più, aprendomi nuove possibilità creative.

6. Qual è il ricordo più bello che hai di questa edizione?
Sono più i ricordi belli e positivi di quelli negativi. Il momento che ricordo con più soddisfazione è quando ho vinto la mistery box con “Mare Grasso”, un piatto originale con degli ingredienti, a detta dei giudici, ottimamente bilanciati.

7. I giudici hanno parlato di te descrivendoti come qualcuno che è riuscito ad essere amato da tutti nel gruppo. Tu chi hai amato di più tra concorrenti e giudici?
La brigata della prova esterna di Napoli – Giulia, Roberto, Michele P. e Michele G.- oltre a Valerio e Marco V. rappresentano i concorrenti che mi sono rimasti più nel cuore.
Cracco e Cannavacciuolo hanno rappresentato due figure molto importanti per la mia crescita all’interno della cucina di Masterchef.

8. Un insegnamento che hai appreso a Masterchef e che porterai con te nella vita
Non farsi abbattere dalle sconfitte ma stringere i denti e andare avanti. Nello stesso tempo essere capaci a non prendersi troppo sul serio e sorridere anche quando le cose non vanno per il verso giusto.

9. Guadagnarsi le cose con il sudore sembra questo uno dei messaggi che arrivavano da noi a casa vedendoti cucinare. Com’è stato per te?
Ho cercato di impegnarmi sempre al massimo lottando fino alla fine e l’energia spesa si trasformava letteralmente in sudore. I riflettori e la situazione di stress facevano il resto.

10. Cucini ancora con la bandana a casa?
A casa normalmente sono più rilassato e non sudo così tanto da dover usare la bandana. Ma in trasmissione è diventato il mio segno distintivo e sono molto orgoglioso di quella che i giudici mi hanno regalato, che adotterò sicuramente.

11. Chi secondo te merita di vincere questa edizione di Masterchef?
Per motivi diversi, Cristina o Valerio.

12. Progetti futuri? Personali e professionali.
Un progetto a cui sto lavorando è Santopalato 2.0 che non vuole essere l’apertura di un ristorante, ma una sorta di evento itinerante sul quale non voglio ancora svelare troppo.

13. Dove ti vedi da qui a cinque anni?
Vorrei approfondire le mie conoscenze sulla qualità del cibo e sulle materie prime, per esempio ottimizzando la produzione dell’olio extravergine con le olive dei miei alberi in Salento.
Ho voglia di viaggiare, conoscere cose nuove e crescere. Un modo per farlo potrebbe essere quello di cucinare per gli altri in giro per il mondo…

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