COME GESTISCI LA TUA COMUNICAZIONE CON I CLIENTI? QUELLO PER CUI STO LAVORANDO PER FAR Sì CHE ACCADA ENTRO IL 2025

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Si può dare un tempo all’umanità? 8 anni secondo te sono un tempo sufficiente per passare al livello comunicativo successivo? 

Sto per raccontarti una storia e vorrei che fossero chiare le mie intenzioni.
Un giornalista che ho intervistato una volta mi ha detto: scrivo per parlare bene, se devo parlar male preferisco non farlo. Sono molto d’accordo su questo.
Ebbene io sono qui per costruire, per essere quel #CambiamentoinAzione come lo amo chiamare e vorrei che questo post fosse costruttivo per chi ha a che fare ogni giorno con clienti e utenti dalle esigenze più disparate.
È da 13 anni che lavoro con questo spirito: portare le persone a diventare sicuri della propria comunicazione.
Adesso è arrivato il tempo di fare un altro passo. Da sicuri della propria comunicazione a essere quella comunicazione: essere autentici e portare se stessi nelle relazioni con gli altri.
Perché ti dico questo? Perché come dicevo ho una storia da raccontarti e le storie migliori sono intrecciate nella nostra quotidianità, nelle cose semplici.

Ero a Milano la scorsa settimana e ho deciso di fare un salto alla mostra di Keith Haring.
La settimana precedente ho contattato l’ufficio stampa della mostra chiedendo un accredito da blogger.
Non avendo ricevuto risposta ho sollecitato inviando nuovamente la stessa email.
A quel punto la risposta è arrivata: “questo il link a cui può trovare le modalità di accredito”.
Ora quel link l’avevo già letto: lì avevo trovato l’indirizzo email a cui scrivere, quello nome.cognome@blabla.it e non uno generico.
A quel punto non trovando citati riferimenti ad accrediti blog ho riscritto per spiegarlo e non ho più avuto risposta.
Da qui ho dedotto tre cose, come penso avrebbe fatto chiunque:
– Non sono previsti accrediti per i blog
– Al destinatario della mia email non interessa entrare in relazione con me né sapere chi sono, che cosa faccio e se scriverò o meno un articolo sulla mostra
– Alla stessa persona sono apparsa forse come una cosa noiosa da gestire e ha preferito fare altro?

Sono davvero queste le cose che vorresti che i tuoi clienti o i tuoi colleghi pensassero di te? Io non credo.

Come sarebbe potuta andare diversamente?
Ecco quattro step, quattro idee che mi sono venute e che avrebbero potuto cambiare il finale della nostra storia.

1. Dire la verità: Caterina Caselli cantava’la verità mi fa male lo so’. La verità spesso fa male riceverla. E ti sei mai soffermato a pensare che spesso è difficile anche dirla? Da coach questo è evidente. Spesso nel nostro lavoro ci troviamo ad agire e a rispettare regole decise da altri e a farle rispettare come in questo caso, anche quando magari non sei totalmente d’accordo con esse. Allora perchè non dirlo? La verità è diretta, ma sopratutto è semplice. E’ difficile dirla. Ma rifletti. Ti senti meglio di fronte ad una situazione chiara ed esplicita o di fronte alla vaghezza?

2. Essere tempestivo: non puoi rispondere subito alla comunicazione, dillo. Siamo umani. Da Smart Worker quale sono ho un’ idea precisa di quante comunicazioni e relazioni siamo chiamati a gestire ogni giorno. E di nuovo dì la verità.

3. Non lasciare il tuo cliente da solo: un modo per non lasciarlo solo è rispettare lo step precedente. Un altro modo per non lasciarlo solo è evitare che sia lui a fare congetture e elucubrazioni su come sei e come è la tua azienda, attività, professionalità, etc. Sii chiaro e presente, guidalo anche se non puoi dargli adesso quello che vuole. Sii onesto.

4. Essere se stessi: se sai chi sei e come relazionarti all’altro puoi saltare i tre step precedenti e arrivare dritto a questo. Essere se stessi significa rifarsi ad una serie di regole etiche tra cui essere onesti e essere in relazione. Nella storia che ti ho raccontato significa rispondere alle email e dire le cose come stanno. In più essere se stessi ha un valore aggiunto: ti permette di personalizzare la tua relazione. Ti concentri su quell’individuo unico che ti trovi davanti e con lui usi le tue abilità comunicative, le rivolgi a lui. Ti rapporteresti allo stesso modo avendo di fronte un bambino di 3 anni, un adulto di 35 o un vecchietto che chiaramente ha problemi di udito? Probabilmente modificheresti tono, registro linguistico e volume ad esempio.
Ed era proprio quello che volevo. Sono una tenace per natura, qualcuno mi chiamerebbe probabilmente anche in altri modi. Quello che cercavo ostinatamente era un contatto personalizzato. Volevo che la persona dall’altra parte personalizzasse la comunicazione con me, si aprisse alla mia presenza attraverso un’email con una persona mai incontrata faccia a faccia. E che la relazione sia virtuale e asincrona ha importanza? Quanti di voi gestiscono relazioni di questo tipo ogni giorno anche su grandi progetti professionali?
Avrei voluto che decidesse di entrare in relazione con me dicendomi che l’accredito per il blogger non era disponibile, magari scrivendo che era dispiaciuta di non potermi accontentare. E la nostra storia avrebbe avuto un finale diverso. Quale?

L’avrei ringraziata e la nostra comunicazione si sarebbe conclusa con una stretta di mano virtuale. Magari poi avrei gestito tra me e me le conseguenze di quella regola.
Invece così la comunicazione è rimasta in sospeso. Quella persona ha perso l’opportunità di chiudere una comunicazione e di portarla a compimento.
E le comunicazioni in sospeso sono fonte di stress e allora perché non farne una buona pratica per la propria vita?

Porta a conclusione i tuoi discorsi anche se richiedono impegno. La posta in gioco è molto più alta: la tua realizzazione.
E che ne dici di farlo entro il 2025? Vuoi essere parte di quel #cambiamentoinazione?
Ps. A proposito, la mostra di Keith Haring è molto bella e consiglio di visitarla. L’aspetto più riuscito a mio avviso è l’essere riusciti a trasmettere la profondità del lavoro artistico di Keith Haring e il suo personale punto di vista. Come l’hanno fatto? Attraverso la ricca selezione di opere alcune mai esposte in Italia provenienti da gallerie e collezioni private e con l’audioguida compresa nel prezzo del biglietto che ha il pregio di raccontare le opere e l’attività di Keith Haring in modo appassionato e competente.

Pps. Una precisazione. Gli step che ho descritto li ho sperimentati nella mia vita e hanno migliorato la qualità delle mie relazioni professionali e personali e ho visto su altri gli stessi effetti. Non sono teorie o modelli presi da libri, sono frutto della mia esperienza e delle mie sperimentazioni. A tratti possono sembrare banali e semplici, ma il trucco per renderli reali e portatori di #CambiamentoinAzione è proprio integrarli nella propria quotidianità.

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