Liveblogging – Workshop Foodography al Museo Ettore Fico

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Questi gli scatti dei partecipanti al workshop FOODography.

L’obiettivo del workshop era di realizzare due scatti con gli stessi protagonisti, frutta e verdura, con due stili molto differenti. Well done! Ottimo lavoro!!!

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Qui sotto trovi i singoli scatti.

Sotto alla carrellata di foto, leggi il liveblogging della giornata al Museo Ettore Fico.

 

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Food Attack (Giuseppe Caldarella, Claudia Fraschini, Sabrina Lallai)

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Pic-nic con Caravaggio (Alessia Barucchi, Francesco Dabbicco, Silvia Paganino)

Astrazione a fette (Alessia Barucchi, Francesco Dabbicco, Silvia Paganino)

Astrazione a fette (Alessia Barucchi, Francesco Dabbicco, Silvia Paganino)

Food Romance (Giuseppe Caldarella, Claudia Fraschini, Sabrina Lallai)

Food Romance (Giuseppe Caldarella, Claudia Fraschini, Sabrina Lallai)

Fruit Kallax (Federica Borgato, Fabrizio Riggio, Marta Roversi)

Fruit Kallax (Federica Borgato, Fabrizio Riggio, Marta Roversi)

Ordine inverso al tramonto (Kati Lipani, Filippo Rossi, Laura Savio)

Ordine inverso al tramonto (Kati Lipani, Filippo Rossi, Laura Savio)

Come Caravaggiuolo (Kati Lipani, Filippo Rossi, Laura Savio)

Come Caravaggiuolo (Kati Lipani, Filippo Rossi, Laura Savio)

Fruit Mandala (Federica Borgato, Fabrizio Riggio, Marta Roversi)

Fruit Mandala (Federica Borgato, Fabrizio Riggio, Marta Roversi)


h 17.30 Fine workshop

h 17.00 E’ il momento della selezione delle foto.

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h 16.30 Gli scatti continuano.

h 15.40 Dopo la preparazione dei protagonisti delle fotografie, iniziano gli scatti e il controllo della luce.

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Per rendere le ombre meno dure possiamo avvicinare e ingrandire la sorgente della luminosità. Così la foto risulterà più morbida.

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Mettiamo il verde  e il rosso oppure blu e giallo per creare contrasto.

Ad esempio sfondo blu e peperone giallo o banane e limoni.

 

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Il cavolo verde mi ricorda sempre molto il cappello di Jamiroquai. Per quello mi piace un sacco.

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Se uno si mette qui con un cartoncino nero blocca la luce che sta arrivando da qui. Anche in qualche modo nella scelta provate a vedere tutte le potenzialità di un semplice scatolone.

h 15.10 Si inizia con il laboratorio.

L’obiettivo pratico del workshop è di realizzare due scatti, stili completamente diversi utilizzando in entrambe le fotografie gli stessi tipi di verdure.

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h 15.00 Silvia Vaulà introduce elementi di fotografia.

La profondità di campo

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Illuminazione

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A seconda del tipo di progetto e della scelta creativa si sceglie il tipo di luce, quando è possibile.

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h 14.55 Conclusioni sull’estetica del cibo:

C’è un’attenzione particolare da parte dell’alta ristorazione a ricorrere ad instagram e pubblicare una raccolta dove sono i piatti i protagonisti. Grande enfasi sulla qualità della comunicazione visiva profilando così la clientela.

Si parte negli anni ’50 con riferimenti allo still life barocco. La fotografia si fa poi indipendente e viene di volta in volta ridefinita dai processi creativi di chi la pratica.

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Sta accadendo qualcosa nella foto, c’è una storia. Non è più una fotografia descrittiva. Il fotografo diventa autore e lavora accanto allo chef per realizzare un progetto e una visione estetica.

h 14.50 Il ruolo del fotografo: da tecnico ad autore che apporta la sua visione creativa ad un progetto di food fotography.

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Sergio Coimbra (Fluidità, Alajmo)

h 14.45 La storia della fotografia food.

Anni 2010: In Danimarca viene aperto il Noma a Copenhagen.

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La rivoluzione qui è nell’ambientazione e meno nella tecnica fotografica. Ambientazione suggestiva dei luoghi legati al piatto.

h 14.40 La storia della fotografia food.

Anni 2000: Ferran Adrià apre ‘El Bulli’ e trasforma il mondo dell’alta ristorazione.

Lo chef diventa demiurgo, emerge il concetto di esperienza culinaria, l’alta cucina diventa avanguardia.

L’alta cucina è più vicina ad essere riconosciuta come forma d’arte. Adrià viene invitato a Documenta 12 nel 2007.

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Le ambientazioni sono neutre, punto di vista frontale o 45° e la luce ha un’importanza notevole.

Il cibo viene rappresentato come mero still life.

 

h 14.30 La storia della fotografia food.

La rivoluzione arriva con gli anni ’70 e ’80 nell’alta cucina in Francia e Germania, con la Nouvelle Cuisine francese e l’apertura della rivista tedesca Gourmet.

Il focus dell’immagine passa dalla tavola al piatto con l’acquisita centralità dello chef.

Il cibo viene fotografato in modo completamente innovativo.

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h 14.15 La storia della fotografia food.

Anni ’60 Italia: l’estetica del cibo non si riferiva all’arte contemporanea degli anni’60. Non si avevano i mezzi culturali, né l’interesse di ispirarsi all’arte scegliendo di comunicare esclusivamente ai destinatari dei messaggi.

Rimane comunque un’idea di opulenza con un richiamo ingenuo al ricco still-life barocco.

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h 14.00 Paolo Grinza di Plastikwombat introduce la storia della fotografia food.

La storia della fotografia food a partire dal dopoguerra con lo sviluppo massiccio della comunicazione di massa.

Nel primo dopoguerra il focus era poco sul cibo e molto sul destinatario del messaggio: la casalinga.

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h 13.40 Riprendiamo. Giro di presentazioni.

Molti professionisti della comunicazione e della comunicazione visiva, appassionati di cucina e di arte.

Plastikwombat si presenta.

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h 13.00 Siamo in pausa

h 12.30 Arriviamo nella sala che è vanto del museo che ha ospitato spettacoli di danza contemporanea e vari eventi.
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Un bimbo in visita al museo la descrive così:

Sembra un grandissimo foglio bianco su cui qualcuno ha tracciato a matita sottile sottile una linea a zigzag

 

Photo Credit: Beppe Giardino

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Il Maltese era un maestro dei dettagli. Questo tappeto, che offre la scenografia al dipinto, lo possiamo accarezzare con gli occhi.

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Nelle opere del maestro del flauto riparato ricorrono i flauti a rappresentare il soffio della vita.

 

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Questi fiori sembrano inchinarsi allo scorrere del tempo.

h 11.30

Vanitas dal latino vanus, vuoto. I simboli della caducità della vita presenti in queste nature morte.

 

h 11.15 Il workshop Foodography si apre con la visita alla mostra Vanitá Vanitas guidati da Sylvia Mazzoccoli, Area Educativa del Museo Ettore Fico.image

Sylvia racconta di come ha incontrato Plastikwombat:

Ho incontrato per la prima volta Silvia e Paolo nel 2014 in occasione della mostra Play with food.
Oltre ad esporre le loro opere, presentavano e preparavano dal vivo l’INSTADRINK, una miscela a base di caffè, succo d’arancia e bicarbonato, utilizzabile come sostituto del liquido di sviluppo fotografico. Da quel momento, incuriosita dal loro approccio alla fotografia e contagiata dal loro entusiasmo, ho solo atteso il momento giusto per avviare finalmente una collaborazione. 

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Photo Credit: Courtesy of Museo Ettore Fico