Maren Ollmann

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Maren Ollmann fotografa e storyteller. Tedesca di origine e torinese d’adozione. Ci racconta il suo interesse per le persone, l’amore che ci mette nel ritrarle e nel raccontare la loro storia, fatta di luci e di ombre. E quelle sono le più interessanti.


 

1. Come scopri di voler fare la fotografa?
Sono arrivata alla fotografia che avevo 16 anni. Un amico mi aveva messo in mano una reflex con degli obiettivi intercambiabili e ho avuto la vocazione. È stato per me subito chiaro che volevo fare questo nella vita.

2. Che cosa rappresenta la fotografia nella tua vita?
La fotografia per me è un modo per entrare in contatto con gli altri, è un modo di specchiarsi. Sono una ritrattista e detesto quando le persone mi chiedono di farli venire belli perché il bello è un concetto interiore, è un concetto personale. Per me tutte le persone sono belle. Io lo chiamo il feng shui delle persone: ci sono delle angolazioni, certe illuminazioni, certe espressioni che si allineano in grande armonia. Per questo lo chiamo feng shui. E io vivo il compito di mostrare questa armonia. Non sempre lo scopo è di fare un ritratto bello secondo i canoni classici. A volte lo scopo è anche quello di fare un ritratto espressivo.

3. Ci fai un esempio di quello che dici?
Per esempio ho fotografato spesso i miei figli anche nei momenti di rabbia, di malattia, quando non si può dire che le loro facce fossero belle secondo certi canoni. Non erano belle ma erano vere. E questa verità che voglio catturare.

4. Come sei arrivata a questa poetica?
Non penso di esserci arrivata. A me piacciono le persone, mi piacciono le loro storie, la psicologia e mi piace il contatto con tutto questo. A volte può essere terapeutico farsi fotografare da una persona di cui ti fidi perché la foto viene molto diversa. Noi possiamo essere tre o quattro fotografi, le stesse luci, le stesse circostanze e vengono delle foto completamente diverse perché influisce molto l’energia del fotografo.

5. A volte essere fotografati può essere imbarazzante. Come riesci a creare la condizione ideale per far sì che il ritratto possa accadere?
Si qualcuno può essere emozionato. È mio compito mostrargli amore, benevolenza, di creare un terreno in cui le persone possono rilassarsi e aprirsi.
Ho un’amica che è stata mia cliente e mi ha raccontato un episodio molto banale che io non ricordavo. Ci siamo conosciute al matrimonio di una sua amica che le ha chiesto di fare una foto con lei e suo marito. Quando si sono messi in posa lei sporgeva molto il mento e io l’ho guidata ed è rimasta stupita dall’attenzione che ho avuto per lei che era una comune invitata. È qualcosa di naturale per me. Se vedo una cosa e penso che posso fare meglio lo faccio. È come quando vedi per terra una bottiglia di plastica ti dà fastidio, la raccogli e la butti via e non ti poni il perché. Così è la mia etica. È il mio modo di vedere il mondo e lo faccio senza che nessuno me lo chieda o me lo imponga.

6. Che tipo di fotografie realizzi?
Oltre ai ritratti mi occupo di eventi, amo molto i matrimoni. Fotografo anche still life, gioielli, architettura. La mia passione è per la persona e la storia delle persone e la luce.

7. Parlaci della luce
La luce è fondamentale. Amo raccontare con la luce. Io preferisco le foto dove c’è poca luce, dove non è tutto illuminato perché le persone non sono sempre tutte illuminate. Abbiamo un lato oscuro che spesso rimane oscuro. Mi piace giocare con questa oscurità e usare degli spot di luce.

8. In che modo le tue esperienze di vita hanno interagito con il tuo essere fotografa?
Puoi fotografare solo quello che conosci. Ogni fotografo ha una sua visione ed è attratto da certe cose che a volte sono dei flashback del passato. Ad esempio Helmut Netwon ha sempre vissuto in ambienti molto lussuosi con donne molto belle e curate e gli è venuto molto facile fare fotografie di queste donne anche con grande distacco. Questo perché era il suo habitat naturale. Ci sono anche street photographer che hanno iniziato a fotografare quello che avevano intorno in America senza porsi troppo la domanda se era una cosa interessante o meno. Ed è una cosa molto interessante per chi si trova dall’altra parte del mondo. Come fotografo devi un po’ conoscere te stesso per fare belle fotografie. Questa è arte.

9. Come capisci che un fotografo è un artista?
Sono le vibrazioni a dirmelo e il messaggio. Ogni fotografia ha un messaggio perché contiene informazioni. Ad esempio per me una grande artista è Diane Arbus. Lei è cresciuta a New York in una famiglia molto benestante e le è stato vietato da sua madre di guardare delle persone fuori dalla società, come dei barboni, portatori di handicap. Questo divieto ha creato in Diane un fortissimo desiderio di fotografarli che ha realizzato. È spesso tornata per fotografarli più volte per immortalare la visione che lei ha aveva avuto. Per esempio mi ricordo una fotografia particolare dove ha ritratto questo uomo mostruosamente alto con accanto la madre che lo guardava quasi inorridita. Ed era esattamente ciò che la fotografa cercava: questo sentimento nascosto di una madre che può anche inorridire di fronte al suo stesso figlio. La foto non ritrae la realtà, ritrae l’idea che abbiamo della realtà, la visione. Se Diane avesse fatto uno scatto un minuto dopo avrebbe potuto immortalare madre e figlio abbracciati sul divano sorridenti. E invece ha scelto di ritrarre quel momento. Questo è ciò che mi piace molto di Diane Arbus: lei è una scavatrice. Era alla ricerca di questo lato umano, di questo momento di debolezza dove una madre può pensare di aver creato un mostro. Lei ha permesso che la madre esprimesse quell’orrore quando magari lei stessa non aveva il coraggio per farlo. In questo senso ritengo che la fotografia può anche essere terapia.

10. E qual è la tua visione?
L’amore. L’amore è il filo conduttore per tutto.

11. Che cosa è amore per te?
Quando ti arriva calore, la bellezza, la tenerezza.
Una cliente che mi conosce da 16 anni e che ama molto sfogliare i miei reportage di matrimonio mi dice sempre che le piace la mia visione della coppia che si coccola, che si incontra e crea un attimo di grande intimità. Questo è ciò che sono e ritraggo la mia visione.


Maren Ollmann
www.marenollmann.it
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