Museo Egizio: il direttore che passeggia con i torinesi.

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Venerdì 26 febbraio alle ore 18,00 abbiamo preso parte alle ‘Passeggiate del Direttore’, “percorsi museali speciali” recita il sito del museo, come lo è chi li guida: il direttore del Museo Egizio Christian Greco.

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Queste passeggiate sono uno dei momenti che attendo di più nella mia giornata e che mi distolgono dalla routine e dai budget.
L’idea delle passeggiate è nata da una frase che lessi tempo fa, pronunciata da un autorevole direttore museale, che sosteneva che un’istituzione culturale nel ventunesimo secolo non può avere l’arroganza di esserci per diritto divino e deve conquistare la sua dignità di esistere giorno per giorno e che non può esistere alcuna realtà museale che non sia radicata nella sua comunità.

Inizia con questa dichiarazione di intenti, la nostra passeggiata con il Direttore attraverso le sale del Museo Egizio. Non avevamo ancora visitato il museo dopo la ristrutturazione. Ci troviamo di fronte ad un percorso museale completamente ripensato che sa farsi leggere e comprendere, anche dal visitatore più distratto, proponendo ricchi contenuti multimediali e supporti didascalici.
Un’impresa non facile da raccontare, nello spazio di un museo, quattromila ottocento anni di storia domando oltre 40mila reperti archeologici. Questo museo ci riesce e lo fa con cura e fascino.
E il Direttore è un illustre ambasciatore che sa offrirci una visita all’insegna della valorizzazione, della competenza e della passione.

Già dalla prima sala il direttore mette in evidenza il ruolo che ogni singolo reperto ha avuto nel panorama degli studi di egittologia nel mondo. Ad accoglierci il papiro di Iuefankh che godiamo nella sua interezza. Misura 19,45 metri.

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E’ un papiro importantissimo che è stato studiato a lungo e riconosciuto come il libro dei Morti, suddiviso in 165 capitoli. Ad oggi una parte centrale del libro è riconosciuta al capitolo 125 dove si legge della psicostasia, la pesatura del cuore: il cuore viene soppesato con una piuma sull’altro piatto della bilancia. Il cuore deve essere più leggero della piuma; in caso contrario verrà divorato. Il tribunale viene presieduto da Osiride, re dell’oltretomba. Ancora oggi si leggono i libri dei Morti a partire da questo papiro.

Il racconto del direttore è arricchito da spunti sociologici:

Dopo la morte ogni egiziano poneva accanto al suo nome ‘ Asar o Ausar’, Osiride appunto poiché tutti volevano essere come lui, immortali.

E ci sorprende leggendo i geroglifici di fronte a noi e offrendocene una traduzione.

Osiride ‘il grande dio’, il ‘primo degli occidentali l’Occidente è dove tramonta il sole e quindi dio che governa la morte, il signore dell’eternità.

Proseguiamo con la visita delle sale storiche. Qui è chiara la volontà di comunicare la “metastoria” del museo a partire dall’edificio che ospita il museo e delle persone che vi hanno lavorato contribuendo a renderlo quello che è oggi.

Questa è una cosa a cui io ho tengo moltissimo. Qui al museo conserviamo più di 40mila reperti, ma è conservata anche la storia delle persone che hanno lavorato qui e interagito con la città.

La prima sala storica racconta l’edificio in cui ci troviamo, l’Accademia delle Scienze, prima Museo di Scienze Naturali e che dal 1824 è la sede del Museo Egizio. Un dipinto di Delleani testimonia come il museo di allora fosse un luogo di studio dove gli eruditi si trovavano per studiare l’antica civiltà egizia.

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Dal dipinto di Delleani che trovate alle mie spalle si vedono gli studiosi circondati da reperti ammassati senza didascalie. Non vi era ancora l’idea del museo aperto al pubblico come lo intendiamo oggi.

In questa stessa sala si trova il Papiro dei Re o Canone regio.

È uno dei tre documenti che esistono al mondo e contiene l’elenco dei sovrani ed è un importante documento di ricostruzione storica della civiltà egizia. Uno dei primi studiosi che lavorarono al restauro di questo papiro ha lasciato scritto che a malapena osava respirare avendo paura che avrebbe potuto mandare in rovina il papiro.

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Di fronte al papiro una visitatrice chiede:

Mi sembra piuttosto malandato. Come farete a ripristinarlo e a comprendere cosa vi è scritto?

Il direttore replica:

Siamo fortunati che i cartigli iniziali sono spesso intatti e comunque siamo abituati a lavorare su reperti frammentati. Fa parte del nostro lavoro. Questo papiro sarà sottoposto ad un accurato restauro e poi collocato in una teca di cristallo che scenderà dall’alto e ne permetterà la lettura da ambo i lati così come si presenta il papiro.

La seconda sala storica è dedicata alle persone che hanno reso grande la collezione del museo.
In primis Ernesto Schiaparelli che dirige il museo dal 1894 fino alla sua morte. A lui si devono oltre 35mila reperti della collezione presente qui al museo.

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Qui a Torino, Schiaparelli capisce subito di avere di fronte a sé una importantissima collezione di reperti, la maggior parte proveniente da Tebe. Così fonda la Missione archeologica italiana in Egitto e guida alcuni tra gli scavi più importanti tra Memphi, Tebe, Luxor, Deir Er Medina.
Schiaparelli aveva compreso l’importanza di circondarsi di archeologi che lo supportassero negli scavi come Francesco Ballerini a cui si devono gli scavi della Regina e Giovanni Marro a cui si devono quelli di Assiut. È anche grazie a questi collaboratori che il museo dispone di 39 mq di archivi contenenti i diari delle missioni archeologiche come gli scavi della Tomba degli ignoti e della Valle della Regina.

Un altro grande merito di Schiaparelli è di aver documentato ampiamente l’attività degli scavi archeologici.

Per tutta la vita ha avuto al suo fianco una fedele compagna: la sua macchina fotografica. Ha creato così un grandissimo archivio composto da 14mila lastre fotografiche che si sono conservate in maniera impeccabile. Uno dei progetti vogliamo realizzare è scansione queste lastre per renderle disponibili a tutto il mondo attraverso il nostro sito web.

La nostra visita prosegue nella Galleria dei Sarcofagi a cui accediamo attraverso una scala mobile.
Qui i soffitti sono affrescati con figure di animali risalenti all’epoca in cui l’edificio ospitava il Museo di Scienze naturali. Il direttore ammette di aver fortemente voluto far riemergere questi affreschi per documentare la storia dell’edificio.

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Durante la ristrutturazione abbiamo discusso a lungo se far riemergere questi affreschi poiché vi era chi sosteneva che non fossero coerenti con il contenuto attuale della galleria. E come ho voluto che riemergesse il battiscopa affrescato del periodo in cui Schiaparelli era direttore qui, alla fine sono riuscito a spuntarla anche sui soffitti dimostrando l’archeologia degli elevati come ricchezza da mettere in evidenza.

Arriviamo alle stanze che ricostruiscono il gioiello che Schiaparelli trova nella Valle delle Regine, la tomba di Nefertari.

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Questo modellino in 3D è stato realizzato da Schiaparelli stesso oltre cento anni fa in scala uno a dieci. Lui si rese conto di avere di fronte una delle tombe più belle e volle riportarla al Suo pubblico. Scattò quindi le fotografie in bianco e nero e mandò poi un pittore a dipingerle in modo da riprodurre i colori della tomba nel modo più autentico possibile.

La Galleria dei Sarcofagi è ricca di storie e testimonianze tra cui una corrispondenza di un padre che scrive a Buteh-Amon, l’ultimo scriba della necropoli, di essere molto in pensiero per lui non avendo ricevuto sue notizie. Buteh-Amon gli risponde di avergli scritto e di non conoscere la ragione per cui i suoi messaggi non gli fossero pervenuti. È interessante vedere come già migliaia di anni fa ci fossero le stesse preoccupazioni di oggi.

Alcuni visitatori, affascinanti dalla sua padronanza linguistica, chiedono al direttore quante lingue parla correntemente. Lui scherza, autoironico:

Tra lingue vive e morte ne conosco 11 anche se devo ammettere che il mio ieratico è un pochino arrugginito.

Adesso ci spostiamo al primo piano dove si trovano i reperti della tomba di Kha, il cui centodecimo anniversario del ritrovamento è stato festeggiato da pochi giorni, il 15 febbraio.

La tomba di Kha è un fiore all’occhiello di cui essere orgogliosi come torinesi e italiani per avere il privilegio di ospitare qui a Torino uno dei contesti funerari più completi al mondo, se non addirittura il più completo.

Per documentare il ritrovamento della tomba è stato realizzato un video 3D a partire dalle lastre fotografiche realizzate da Schiaparelli. Il video racconta il ritrovamento della tomba di Kha ripercorrendo gli stessi passi degli scavi.
Il momento più emozionante è l’apertura di quella porta di fronte alla quale Schiaparelli deve essersi reso conto del suo ritrovamento: una tomba completamente intonsa risalente a 3400 anni prima. Le farfalle nello stomaco sono testimoni di questa riscoperta virtuale.

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Dalla tomba sono stati recuperati 550 reperti tra cui la più grande collezione di alimenti che ci ha permesso di scoprire con più precisione il tipo di alimentazione dell’epoca e il ‘beauty case’, le suppellettili da toeletta di Merit, moglie di kha.

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La visita finisce qui.
Quello che ci portiamo a casa è una maggiore consapevolezza del valore del Museo egizio non solo per la città, ma per il mondo intero.
Un signore sulla sessantina, ringrazia il direttore:

Di questi tempi è davvero di uno come lei che si ha bisogno.

Eh sì Christian, ci teniamo a dirglielo anche noi: lei ha proprio colto nel segno. Grazie per la dedizione e professionalità con cui guida questo museo che ci fa dire: a Torino c’è gran fermento e vale la pena di esserci.
Ancora una cosa, ci ha confessato di amare le critiche costruttive, eccone una: ci sarebbe piaciuto non essere gli unici visitatori sotto i 40 anni. Pensa si possa fare qualcosa per avvicinare anche la fascia 20-30?
La salutiamo con questa domanda.

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Vuoi partecipare alle Passeggiate con il Direttore?

Il Direttore Christian Greco guida queste passeggiate due volte al mese accogliendo 25 persone a gruppo.

Suggerimento ‘Think out of the box’:
Per non perdere le prossime passeggiate monitora il sito del museo nella sezione Eventi
http://www.museoegizio.it/category/eventi/
o la pagina Facebook: https://www.facebook.com/museoegizio/?fref=ts

Prossime mostre:

Vi siete mai chiesti perché a Roma si trovino ben 13 obelischi egiziani mentre in Egitto non ve ne sia neppure uno?

A questa e altre domande darà una risposta la mostra temporanea ‘Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano‘allestita al Museo a partire dal 5 marzo 2016.

Per arrivare preparato: https://www.youtube.com/channel/UCu0NN4cZekeB2KKha2XwYyQ/feed