SARA ROMBOLÀ – PINK HOUSE – INTERIOR DESIGNER

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Sara Rombolà, torinese di 40 anni. Oggi vive a Rivoli. È un’interior designer o, per dirlo in italiano, un’arredatrice di interni. Da dieci anni è la proprietaria di Pink House, il suo negozio di arredamento e complementi di design in via Cibrario a Torino. La vocazione di Sara arriva a 20 anni durante gli studi di Architettura. E da lì non si è più fermata. Qui ci racconta come ha sviluppato il gusto nel suo lavoro e che importanza ha il rosa nella sua vita, di come Pink House sia una seconda casa per lui e suo figlio  Jacopo e delle tendenze nell’arredamento di quest’anno.

1. Di che cosa si occupa un’arredatrice di interni?
Il mio ruolo è quello di aiutare i miei clienti a mettere su casa, dalla A alla Z, dalla progettazione alla ristrutturazione. Poi, grazie al mio negozio, posso accompagnare all’acquisto di singoli complementi come la carta da parati, un vaso, creare una mise en place per una tavola elegante o proporre soluzioni per illuminare al meglio i propri spazi. Tutto è CASA!

2. Che lavoro sognavi di fare da bambina?
Ho sempre avuto una passione per il tessuto. Da bambina sognavo di diventare stilista. Disegnavo abiti e mi immaginavo tessuti su tessuti. All’Istituto d’Arte mi sono specializzata in tessuto e restauro del tessuto.
Compravo riviste di moda e di arredamento e sfogliavo. Sfogliavo e disegnavo. Più passavano gli anni e più mi piaceva disegnare progettare tessuti ed arredi. Penso che arrivi da qui la mia idea di cercare di realizzare la casa di ognuno dei miei clienti come se fosse un vestito, ognuna diversa dall’altra, come un vestito che si indossa.

3. In che modo l’arredamento d’interni entra nella tua vita? E quando hai deciso che questo sarebbe stato il tuo lavoro?
È successo mentre frequentavo la facoltà di Architettura al Politecnico. Mi aggiravo nei corridoi della facoltà del Valentino sentendomi sempre fuori luogo.
Tutti questi corsi di fisica, di matematica, calcoli sul cemento mi stavano stretti. Non riuscivo a trovarci nulla di artistico. Decisi ad un certo punto di iscrivermi ad un corso di specializzazione in arredamento d’interni che frequentavo di sera, continuando l’università di giorno. Dopo due anni compresi che di palazzi non ne avrei mai tirati su, né che avrei sopportato ore e ore di pratiche edilizie chiusa in uno studio. Così lasciai l’università per dedicarmi a ciò che desideravo veramente fare.

4. Dieci anni fa aprivi Pink House? Come arrivi a questa decisione?
Dopo il corso di specializzazione fui assunta da un negozio di arredamento di Torino. Lavorai lì per 8 anni, fu un’esperienza professionale incredibile. Mentre crescevo e acquisivo competenza venne naturale ad un certo punto pensare di aprire un negozio tutto mio. Ricordo che nel tempo libero passeggiavo per le vie di Torino alla ricerca di uno spazio. Un giorno, su suggerimento di amici, mi ritrovai a visitare questo spazio in Via Cibrario che era vuoto da anni. Me ne innamorai a prima vista. Presentai un progetto al Comune di Torino e ottenni dei fondi agevolati per l’imprenditoria femminile che mi aiutarono a partire.

5. Pink House, la casa rosa. Da dove nasce il tuo amore per il rosa e come lo integri nella tua vita e nel tuo lavoro?
Il rosa è un colore forte deciso, di grande personalità, sempre di tendenza.
Può esser grintoso, dolce, romantico, sensibile, raffinato ed elegante. Dipende come lo accosti. Non esiste un colore che non si possa abbinare al Pink. Sta bene persino con il rosso. È il colore che più mi rappresenta.

6. Avere un negozio di complementi di arredo e progettare interni sono due attività complementari seppur diverse. Come le integri nella tua routine?
Non ho una vera e propria routine. Il mio lavoro è talmente vario che ciò che faccio non è mai lo stesso. Oggi progetto una casa, un salotto, un bagno, una cucina e domani mi occupo di far confezionare tendaggi, vendo della biancheria per il letto o dei bicchieri per la tavola. Nel frattempo, arrivano corrieri a consegnare pacchi su pacchi che sistemo nel magazzino in attesa di allestire le vetrine per poter presentare sempre più novità.

7. Quest’anno Pink House ha compiuto 10 anni e hai festeggiato con una grande festa tra clienti e amici. Ci racconti un momento difficile e un momento felice?
Quando ho aperto era il 2008 ero consapevole della difficile situazione economica del mercato. Eppure, all’inizio la mia attività ha ingranato alla grande. I momenti difficili dovevano ancora arrivare. Come arredatrice ho risentito della crisi del mercato immobiliare. Più volte mi sono chiesta se ce l’avrei fatta. I miei genitori mi hanno insegnato a combattere e provarci sempre. E così, dopo 10 anni, sono qui a raccontare tutto questo.
I momenti felici sono moltissimi.
Quando a lavoro terminato i clienti ti fanno i complimenti e vedi l’entusiasmo nei loro volti e ti rendi conto di aver fatto un buon lavoro.
La consapevolezza di aver fatto bene il tuo lavoro ti carica e ti dà la forza per passare al prossimo progetto.
Da due anni la mia vita è più ricca con Jacopo che mi regala grandi emozioni anche qui in negozio.

8. Con l’arrivo di Jacopo come ti sei organizzata per gestire al meglio vita privata e professionale?
Avere un bimbo e gestire un’attività è difficile, soprattutto se sei una mamma single come me. Inoltre, il negozio mi tiene impegnata tutto il giorno con orari che non sono flessibili.
Quando ho partorito Jacopo ho lavorato fino al sabato prima del parto e poi alle 7.30 di lunedì stavo partorendo.
Jacopo aveva già capito tutto. Sapeva che l’unico giorno che mamma era a riposo era il lunedì.
Per il resto abbiamo sviluppato una buona organizzazione tra nonni e nido e spesso è in negozio con me. Pink House è per lui una seconda casa. Va in giro e mi aiuta a rimettere a posto. Con i clienti è molto socievole e saluta tutti. L’altro giorno ha salutato una cliente con un ‘Arrivederci e grazie!’. Un giorno mi è capitato di vederlo prendere per mano un cliente e portarlo nel reparto dei complementi per la casa e mettersi a raccontare gli articoli. Alla fine, gli ha preparato il caffè con tanto di tazzina e cucchiaino.

9. Quali sono i lavori che hai realizzato in questi anni e che ti hanno dato maggior soddisfazione e perché?
Una delle soddisfazioni più belle è stata progettare casa tua. Mi ricordo quando abbiamo iniziato a parlare di come realizzare l’ambiente giorno.
Siamo partiti dalla scelta della carta da parati da mettere dietro al divano per selezionare una palette colori su cui basare le scelte per gli arredi.
Quando siete arrivati qui mi avete detto: “Vorremmo qualcosa di semplice, con toni delicati, magari dei fiori, tono su tono”. Dopo aver sfogliato cataloghi su cataloghi vi ho mostrato questa carta da parati, in uno stile totalmente diverso, righe multicolor a tre colori. Mi ricordo la vostra reazione stupita.
Dopo qualche settimana, quando ci siamo rivisti mi avete detto: “E’ vero, volevamo i fiori. Solo che la carta da parati a righe non siamo proprio riusciti a togliercela dalla testa”.
E così abbiamo progettato il resto. Dalla libreria, alla cucina bianca con le maniglie fucsia, il colore del divano e delle pareti.
Per un altro cliente, che mi ringrazia ancora oggi, ho trasformato la zona pranzo cucinino in un ambiente unico creandogli una cucina con zona giorno vivibile ed accessibile anche dalla moglie con disabilità.

10. Qualche tempo fa mi sono ritrovata a leggere questa frase: “Voglio che la mia casa mi assomigli e sia un’espressione della mia personalità”. Come arredatrice d’interni penso che questo aspetto un po’ psicologico nel comprendere che tipo di personalità hai davanti sia fondamentale. Come capisci che cliente hai davanti? E come integri queste informazioni nella progettazione?
Realizzare una casa che rappresenti la sensibilità, il gusto estetico e lo stile di vita del mio cliente è il mio obiettivo primario. Per fare questo cerco di comprendere che tipo di persona ho davanti, faccio domande sulla sua routine quotidiana, il tipo di lavoro, il gusto estetico, più moderno o classico… Chiedo molto sui suoi colori e materiali preferiti. Tutto questo ha un risvolto pratico sulla mia progettazione d’interni. Ad esempio, se progetto una cucina è inutile che inserisco un forno molto costoso con caratteristiche tecniche molto elevate se il mio cliente lo usa solo per cuocere una torta salato. Oppure se nell’arredare casa capisco che il cliente ha un mobile di valore, che sia economico o affettivo, farò il possibile per integrarlo al meglio all’interno della “nuova” casa.
Credo che ascoltare ed entrare in sintonia con il cliente nel mio lavoro siano aspetti fondamentali. È un po’ come fare un puzzle: – mi viene in mente questo esempio perché ci gioco spesso ultimamente con Jacopo- metto tutti i pezzi sul tavolo ed inizio da un pezzo che poi man mano si costruisce fino ad arrivare alla conclusione. E in questo caso Jacopo mi farebbe un bell’applauso.

11. Complementi in colore oro e porcellana sembrano essere un trend di quest’anno. Ce ne dici altri e quali hai deciso di mostrare nel tuo negozio?
Sì dall’anno scorso si nota questa tendenza di oro e porcellana. Quest’anno c’è molto anche il rame per le cornici, i vassoi, i portacandele e i tavolini. Molto velluto a pelo raso sulle sfumature del verde, petrolio, ottanio, blu e turchese. Questi colori li presento anche per le decorazioni natalizie oltre al bianco e all’oro. Anche il maculato animalier nei complementi di arredo è una tendenza che deriva dalla moda, settore con cui l’arredamento negli ultimi anni sta dialogando in modo sempre più rilevante.

12. Entrando in Pink House troviamo colore, stampe floreali, bellissime carte da parati e lampadari di design. In che modo scegli che cosa mostrare?
Si trovate tutto questo insieme ad altri oggetti e mobili che mi hanno colpita nella loro forma, per il colore o per la fantasia. Sono oggetti che scelgo visitando le fiere di settore tra Parigi, Barcellona, Madrid e Londra.
A volte penso che lo metterei a casa mia e poi non lo faccio. Altre volte non lo scarto neppure e lo porto direttamente a casa.

13. Come ti immagini Pink House in futuro?
Molto più grande, magari in uno spazio industriale open space, con spazi più ampi. Mi piacerebbe realizzare dei mobili personalizzati e brandizzati Pink House e aumentare il mio team di collaboratori per ampliare l’offerta alla mia clientela.

Sara Rombolà
Pink House
Via Cibrario, 21/A
10123 Torino (TO)
info@pinkhousearreda.com
www.pinkhousearreda.com

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