La domenica mattina della mia prima TUTTA DRITTA

Tutta Dritta - Cristina Alessandra Marseglia

Avrei voluto chiedere ad ognuno dei 6.000 partecipanti alla corsa di domenica quale fosse la sua storia. Intuivo che dietro ogni pettorale ci fosse una motivazione personale diversa, intima e bellissima.
Ho scelto di esserci e mi è piaciuto farlo. Una domenica mattina qualsiasi, essere una di quelle persone che, concentrandosi in un unico punto, contribuisce a creare un evento. Insieme. Succede così ad ogni grande concerto. Con una differenza. In una corsa pubblica, come la Tutta Dritta, ognuno sta dimostrando qualcosa esclusivamente a se stesso. E nel caso della Tutta Dritta lo fa o prova a farlo per 10 km.

Tutta_dritta_2016_Piazza_san_carlo_torino

 

Domenica mattina, alla partenza in Piazza San Carlo, splendeva il sole, la temperatura era perfetta e l’adrenalina alle stelle. C’erano sportivi veri, podisti molto allenati, gruppi di amici del calcetto, gruppetti di amiche della palestra, padroni con cani al guinzaglio e runners medi come me. Una nota per chi non è pratico di questa realtà: una distanza di 5 km è più o meno tollerabile per tutti. Dal km 6 in poi intervengono o la Selezione Naturale (leggi: “Quelli che mollano”) o la Mano Divina, che ti fa proseguire. Così è successo anche questa volta.
Alla partenza osservavo madame raccontarsela di abbigliamenti tecnici e ometti darsi consigli su tragitti da fare in bici. Tutti belli pimpanti, come se fossero alla partenza di un bus diretto all’aeroporto.

Quest’atmosfera da villaggio vacanze è durata forse fino al sesto km. Lì, come da copione, la comunicazione a gesti ha preso il sopravvento. Al km 7, anche la comunicazione non verbale era sparita. Dall’8 in poi, per andare avanti, ce le si inventava tutte. Lo leggevo dagli sguardi. C’era chi meditava. Chi pensava a cose a caso (tipo a come ritinteggiare le pareti di casa) e forse chi, avvolto da una luce rassicurante che appariva a lui solo, stava avendo allucinazioni sulla propria infanzia… Insomma, come sperimento ogni volta, correre per circa un’ora o più, attiva tutto un meccanismo, non solo fisico, ma soprattutto introspettivo.

E sono le motivazioni e le persone che sfioro ad ogni corsa che mi rimangono impresse. Come i personaggi mitici incontrati lungo i 10 km della mia prima Tutta Dritta: un Jack Russel, con il suo pettorale, che correva come un pazzo, mentre il padrone gli stava dietro a malapena, sconvolto; i bambini ai margini della strada che ci applaudivano; le persone che ci salutavano allegri dai balconi di Corso Unione e gli immancabili automobilisti bloccati nei controviali che con il finestrino abbassato ci insultavano. Se avessi avuto il fiato per farlo avrei replicato dicendo: “Scusate del disagio che vi abbiamo creato. Non possiamo mollare adesso. Stiamo tutti correndo verso qualcosa”.

tutta_dritta_2016_torino_turin_marathon_stupinigi
Ed eccola! La ricompensa di tanta fatica: la splendida vista della Palazzina di Caccia di Stupinigi al fondo del viale. Lì mi ha preso non so cosa, una fretta, mi sono sentita rincuorata, ho capito che ce l’avevo fatta. Anche questa volta e che, per una come me che è una gran dormigliona, ne era valsa la pena alzarsi alle 7.30 di domenica mattina.
Quando ho tagliato il traguardo stavo ascoltando “Learn to fly” dei Foo Fighters. Sarà stato un caso?

tutta_dritta_2016_turin_marathon_torino_stupinigi_arrivo


Cristina Alessandra Marseglia
Testi e Foto