VALENTINA STELLA – IL RESTO è OSSIGENO

Valentina Stella

Ci siamo appassionate alla storia di Valentina Stella attraverso le parole leggere e sincere del suo blog, Bellezza rara, tra temi di conciliabilità, maternità, amore e passione per il lavoro e per l’essere mamma e donna. E voglia di sogni e di vita.
Abbiamo letto il suo primo libro, Il resto è ossigeno, che racconta di una coppia con prole in crisi che si prende tempo per ritornare ai propri sogni, a quell’ossigeno che la routine a volte fa dimenticare. Qui trovate la recensione al libro di Valentina che abbiamo scritto per L’indice.
Abbiamo amato il blog e così il libro e non potevamo non conoscere Valentina di persona, prima della sua presentazione al Circolo dei Lettori.
Questa la sua intervista.


1. Valentina, parlaci di te.
Continuo a dire a tutte le persone che incontro che ho 40 anni. Non li ho ancora compiuti eppure, se ci penso, questa cosa mi sconvolge. Io mi sento 20 anni. Sono una mamma. Diventare mamma per me è stato davvero un modo per scoprire ciò che avevo dentro. Prima di avere Guia, la mia primogenita, mi sentivo abbastanza allergica ai bambini. Diciamo che le mie figlie hanno fatto un po’ da catalizzatore per innescare un processo di scoperta di me. In questo momento sono molto innamorata dello scrivere. E mi piace anche molto fotografare con Instagram. Sono in un momento di scoperta di quello che c’è in me e anche di quello che c’è intorno a me. Anche della nuova città in cui ci siamo trasferiti da qualche tempo, Lussemburgo.

Valentina Stella

2. Tu sei di Torino. Nel tuo libro, Il resto è ossigeno, fai spesso riferimento al cielo su Torino. Com’è il cielo a Lussemburgo?
Quello è stato un passaggio difficilissimo. Mi fa impressione che a Lussemburgo il cielo non sia azzurro come a Torino. Alcuni miei amici mi dicono: “Beh, Torino non è mica Capri”. È vero, ma quando a Torino il cielo è azzurro è di un azzurro indimenticabile.

3. Abbiamo scoperto il tuo blog di notte, una notte insonne tra poppate e pianti. Abbiamo letto di te e del tuo cambiamento: il diventare mamma, lasciare un lavoro nel marketing che amavi, il sogno della scrittura diventato poi un progetto. Vorremmo sapere di più su ciò che ti ha portato a fare questo cambiamento.
Era il 2012. Condivido con Sara, la protagonista del mio libro, questa passione per il lavoro. Nel libro ad un certo punto lei racconta che il lavoro le procura una felicità quasi violenta. Anche per me era così.
Quando è arrivata Guia, la mia prima bambina, ho iniziato a perdermi nelle piccole cose. Mio marito girava il mondo per lavoro e quindi non c’era mai. Io tornavo a casa troppo tardi e Guia la vedevo pochissimo. Ho iniziato a perdere colpi anche in ufficio. Mi sono resa conto di non essere né una brava mamma, né una brava manager. Non riuscivo a conciliare nulla. All’inizio ho pensato di chiedere un part-time. Lavoravo in un’azienda molto disponibile da questo punto di vista. Un giorno mi sono detta: ‘Ma perché non inizi a scrivere ciò che stai vivendo?’. Così ho aperto il blog e ho iniziato a vedere che le cose che scrivevo piacevano. Un amico che ha un’agenzia di comunicazione mi ha proposto di collaborare con lui. Così mi sono buttata nella libera professione e nel tempo libero ho iniziato a scrivere tanto e poi a un certo punto ho scritto il libro.

4. Quando ho letto il libro ho ritrovato cose di te sia in Sara che in Arturo. È così?
Sì è così. Una mia amica che ha letto il libro ancora prima che fosse pubblicato mi ha detto che leggendolo le sembrava di vedermi in ogni personaggio. Mi hanno riferito che è abbastanza tipico per gli esordienti inserire molto di sé nei personaggi che si costruiscono. Molti insegnanti di scrittura ti dicono di scrivere di ciò che si conosce. Nei personaggi ho inserito molti dettagli miei anche se alcune vicende mi appartengono e altre meno. Ad esempio, sono stata in Erasmus a Lisbona come Arturo, ma non ho avuto gli stessi problemi di droga.

5. Nel tuo blog è stato un docente a dirti: inizia a scrivere. Il resto verrà.
Sì Marco Lazzarotto. È un po’ come quando dici: ‘È inutile che gioco al Superenalotto tanto non si vince mai’. Beh, se non giochi di sicuro non puoi vincere. È lo stesso per la scrittura. Non avevo bene in mente la trama e il mio maestro mi ha detto di iniziare a scrivere e che poi il resto sarebbe venuto. Ed in effetti aveva ragione. All’inizio avevo in mente solo un’immagine, quella che apre il libro: Arturo gira per Torino e vede una bambina vestita di rosso che sembra Cappuccetto Rosso. E poi c’è lui, l’uomo che ha lasciato moglie e figlia con un sms e viene perseguitato dai personaggi delle fiabe che raccontava alla figlia. Con la narrazione i personaggi veri si sono fatti molto spazio e i personaggi delle fiabe sono stati messi un po’ ai margini.

Valentina Stella

 

6. Ho letto sul blog che il tuo maestro ti diceva di imparare a scrivere anche leggendo. Qual era l’ultimo libro letto prima della stesura del tuo romanzo?
Avevo appena letto ‘La strada’ di Cormac McCarthy che è il mio libro preferito in assoluto e che nel ‘Il resto è ossigeno’ è diventato il libro preferito di Arturo. È forse uno dei libri più tristi del mondo e anche pieno zeppo di ottimismo e di speranza.
Mi ricordo che mentre lo leggevo a Torino c’era un cielo azzurrissimo. Questo è un libro super nero, super triste e mi ricordo che ogni tanto guardavo fuori e mi dicevo: ok è tutto a posto. È un libro bellissimo che consiglio a tutti.

7. Raccontaci di un momento di crisi e che cosa hai imparato da questo.
Un momento di crisi è stato quando ho lasciato il mio lavoro perché, per quanto lo abbia fatto con grande serenità, dentro di me c’è stato un grande lavorio interiore. L’ho superato pensando ai miei sogni, tornando a quello che desideravo da bambina. Ho sempre avuto il sogno di scrivere nella vita. E a me sembrava di non essere in grado di farlo e che fosse in qualche modo stupido. Quando ho avuto quel momento di crisi ho saputo chiedermi: ‘Ma tu veramente che cosa vuoi fare nella vita?’. E ho pensato proprio ai miei sogni. Ho pensato a quando a 9 anni la mia mamma mi ha regalato la sua Lettera 32 e io scrivevo i miei raccontini che ho ancora e che fanno una tenerezza infinita e ho deciso di provarci. Anche perché finché non provi non sai se sei in grado di fare una cosa.

Valentina Stella

8. Nel blog racconti che hai inviato la bozza del tuo libro alla casa editrice Sperling&Kupfer e che dopo qualche giorno ti hanno richiamato per proporti di pubblicarlo. È veramente andata così?
Sì. E ricordo che tre giorni dopo mi ha chiamato Lara Giorcelli e in un attimo ho capito tutto. Mi ricordo che mi sono messa seduta sui talloni sul tappetone di mia figlia. Lei parlava e io guardavo fuori dalla finestra. E mi ha detto: ‘ma tu lo vorresti pubblicare?’ E io: ‘ma sì’.

 

Photo Credits: Donata Zanotti​